Il futuro degli accessi è multifattore

Se qualcuno avesse avuto ancora bisogno di conferme sul fatto che serva una svolta nel gestire le credenziali di accesso, in queste settimane ne stanno arrivando parecchie.

Con l’approssimarsi del nuovo anno, infatti, le società di sicurezza stanno pubblicando bilanci e report riassuntivi che aiutano notevolmente a tratteggiare il quadro della cyber security a livello globale. Uno di questi, pubblicato da NordPass, analizza le password più usate dagli utenti nel mondo. Il panorama che ne emerge è sconsolante: all’alba del 2020, infatti, la password più usata è ancora la famigerata “123456” seguita dal solito campionario di orrori in cui spiccano “password”, “123456789” e “qwerty”. L’elemento più preoccupante, però, è che tra le prime 200 password più usate, il 98% possono essere violate in meno di un secondo utilizzando un semplice software di brute forcing o un (appena) più evoluto attacco a dizionario. Un segnale chiaro riguardo il fatto che, nonostante tutti gli sforzi profusi per introdurre policy e best practice nella creazione delle password, il problema dell’intrinseca insicurezza delle credenziali basate su una parola d’accesso è ben lontano dall’essere risolto.

La soluzione, però, esiste e passa da una semplice scelta strategica: adottare in ogni ambito possibile i sistemi di autenticazione multifattore basati su codici, SMS o su strumenti di riconoscimento biometrico. Se nel mondo consumer ci vorrà un po’ di tempo, per quanto riguarda le aziende si tratta di un passaggio che ormai non può più essere rimandato. Tanto più in una situazione come quella che stiamo vivendo, in cui buona parte delle imprese ha adottato strumenti di lavoro in remoto che si affidano ai sistemi di autenticazione per consentire l’accesso alle risorse aziendali.

Condividi:
Torna indietro

Iscriviti alle newsletter di AttivaEvolution